La prima legge del diritto di famiglia è quella del 1 dicembre 1970, n.898, svolta epocale in Italia in cui viene normato lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio e le varie regole sull’affidamento dei figli e assegnazione della casa coniugale. All’epoca erano tutti affidamenti esclusivi, i figli collocati principalmente alla madre perché all’epoca erano quelle dedite alla cura dei figli e l’onere del mantenimento era sull’uomo, all’epoca l’unico percettore di reddito nella stragrande maggioranza dei casi, salvo rare eccezioni. Quindi la madre “collocataria” aveva l’onere della gestione personale dei figli e aveva l’assegnazione della casa a titolo gratuito.


Famiglia anni 70
L’affidamento esclusivo dava il potere decisionale assoluto alle madri collocatarie e al padre il diritto di “vigilare sulla prole” e di intervenire tramite tribunale qualora fosse in disaccordo con le decisioni prese dalla madre. Con la riforma del 2006 con la legge 54, su pressione dell’Unione Europea essendo l’italia indietro rispetto agli altri paesi, è stato introdotto l’affidamento condiviso, assegnando anche al genitore non collocatario “potere decisionale” alla pari del collocatario, perciò ora vediamo ad esempio nei moduli scolastici la doppia firma o l’obbligo del consenso di entrambi i genitori per l’iscrizione. Ma anche se esorta di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, lo schema di affidamento che norma è sempre lo stesso degli anni settanta, cioè figli collocati a un genitore e l’altro rimane il mero visitatore ed erogatore di mantenimento. Ma oggigiorno com’è la situazione? È giustificato il permanere di tale schema di affidamento? Vediamo a livello grafico l’attuale modello vigente.

Come vediamo dallo schema gran parte dell’onere della gestione è verso un solo genitore e l’altro ha un ruolo marginale, chiamato “genitore ludico” o “genitore del weekend” o “bancomat” in riferimento al ruolo di erogatore di mantenimento. Ma come sono organizzate le famiglie di oggi visto che entrambi svolgono le attività lavorative fori casa? Vediamo lo schema sottostante:

Come possiamo vedere la gestione “diretta” diventa, usando i termini di una recente sentenza di cassazione, tendenzialmente paritaria. Quindi ora esaminiamo il disequilibrio dal punto di vista economico l’applicazione di un modello obsoleto ha generato nei tempi moderni: entrambi hanno un introito di uno stipendio full time o un “part time” dei turnisti (es commesso, infermiere, oss ecc) e il collocatario (nello schema segnato in rosa) incassa 1/3 circa dello stipendio del non collocatario (in azzurro). La casa generalmente viene assegnata al collocatario a titolo gratuito anche se di proprietà esclusiva dell’altro gravato da mutuo ipotecario che resta a carico del genitore uscente che a sua volta dovrà reperire un’altra abitazione con relativo affitto e spese (su questo ci soffermeremo quando analizzeremo nel dettaglio questa spinosa situazione). In bianco sono segnate le fasce orarie in cui i figli sono a scuola, spesso a tempo pieno con mensa, baby-sitter, doposcuola in strutture convenzionate, nonni materni e paterni, attività extrascolastiche come sport, corsi di musica ecc… Tutte queste attività, inclusi i campi estivi, che coprono esclusivamente la fascia oraria spettante al genitore collocatario, sono inclusi nei protocolli delle spese straordinarie da dividere al 50% tra i genitori. Quindi riassumendo abbiamo una gestione tendenzialmente paritaria ma sulla carta è solo uno dei due quello che gestisce personalmente il 90% del tempo della prole e quindi ha diritto a percepire il famoso “assegno” e al godimento della casa familiare a titolo gratuito, nella quale, a differenza a quanto accadeva negli anni 70, il collocatario ci costruisce una nuova famiglia e nuova prole di secondo letto, quindi si inserisce nel nucleo un altro percettore di stipendio ma l’onere della casa coniugale resta sempre l’ex marito con l’onere del mutuo ipotecario, manutenzione della casa e spese straordinarie dell’immobile.
Quindi essendo già il sistema tendenzialmente paritario di gestione della prole, quello che proponiamo con questa proposta di legge è di rendere questo modello operativo anche sulla “carta”, equilibrando i ruoli genitoriali e le risorse economiche, dando una vita dignitosa a entrambi i genitori.
Domanda: condanniamo i figli ad essere pacchi postali con il trolley avanti e indietro? Niente affatto! Anzi, riduciamo gli spostamenti da una casa all’altra solamente di 1 viaggio sola andata (nel modello a settimane alternate, anziché i 6 viaggi avanti e indietro settimanali previsti col modello attualmente vigente. Vedi schema sotto:

Con questo modello, i viaggi sono ridotti al minimo, il genitore che paga il servizio di baby-sitting o il campo estivo paga un servizio che “serve anche a lui” perché la gestione è diventata effettivamente paritetica, non più pagare un servizio che sulla carta “serve solo al collocatario”.
Serve il trolley? No, perché ogni genitore provvede all’intero abbigliamento, dalle mutande ai calzini. Rimane il necessario per la scuola (zaino, libri) che il genitore ha l’onere di controllare che il figlio abbia tutto il necessario. i figli sono più rilassati per il fatto che non devono uscire due sere a settimana e possono rimanere comodamente in pigiama e ciabatte. Il weekend potranno vedersi con i soliti amici e ciascun genitore avrà una casa dignitosa per ospitarli. Ciascun genitore così potrà godersi la quotidianità dei propri figli, così come faceva prima di separarsi.
Equilibrare la gestione materiale ed economica post separazione riduce i conflitti perpetui nelle aule di tribunale, dove i figli sono diventati merce di scambio dove si baratta tempo in cambio di soldi.
Genitori più sereni=figli più felici



